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Esempio consulenza: Difficoltà nel fare i compiti

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Esempio di consulenza pedagogica tramite WebChat

Per comprendere meglio in cosa consista una consulenza pedagogica on-line si riporta un colloquio originale che si è svolto sulla WebChat di Pedagogica.

L'esempio qui riportato è una situazione che generalmente viene considerata marginale o di poca importanza. In realtà il momento dei compiti può rivelarsi uno spazio di crescita ed apprendimento per chi vi è impegnato. Attraverso un approfondimento in sede consulenziale on line è stato possibile mettere in luce un aspetto del "setting pedagogico" del genitore che non era stato precedentemente valorizzato.

La "navigazione dialogica", per il consulente, è a vista. Ogni persona, ogni situazione, e quindi ogni colloquio, sono unici irripetibili. Da qui la scelta di ridurre il più possibile la modulistica preconfezionata e dare maggior spazio alla componente relazionale nel qui ed ora. L'intervista, come strumento di indagine, è aperta. Dietro l'altro PC, è presente una persona che porta in consulenza una difficoltà educativa della quale però non si conosce il contesto (familiare, scolastico, sociale). Da qui la necessità di co-costruire insieme le informazioni necessarie per circoscrivere tale contesto. E' attraverso il dialogo che man mano si iniziano a definire senso ed ipotesi; si costruiscono insieme i significati, ed è all'interno di questa relazione di significati che avviene il cambiamento.

La consulenza presentata è stata suddivisa in tre ambiti: il dialogo in webchat tra genitore e consulente, il materiale teorico che ha guidato il consulente durante la conversazione (in altri termini ipotesi, considerazioni, domande che il consulente ha pensato durante il lavoro) e le fasi principali che ogni consulenza on line prevede.

 

CONSULENZA AD UN GENITORE

 

Descrizione Richiesta: mio figlio frequenta la quarta elementare. spesso e volentieri e' una battaglia per fargli fare i compiti. non ha voglia di farli, ma nello stesso tempo vorrebbe averli già fatti! Che fare?

Nickname: xxxxxxx

Analisi della richiesta ( svolta dal consulente prima del colloquio)

Dalle informazioni ricevute con il modulo emergono i seguenti dati verbali oggettivi:

E' un genitore con un figlio in 4^ elementare; ha una difficoltà educativa legata allo svolgimento dei compiti da parte del figlio. Il genitore attribuisce al figlio una "mancanza di voglia" ma nel contempo emergerebbe, sempre a detta del genitore, la volontà del bambino di assolvere a un suo dovere e questo è un fatto di non secondaria importanza. Si conclude la richiesta con la tipica domanda che da anni sento dagli educatori: "che fare?". La domanda potrebbe avere due valenze una disfunzionale ed una funzionale, una inutile ed una utile. La prima è che una domanda di questo tipo implicherebbe che il consulente entrasse nel mondo dell'educatore e facesse al posto suo, cosa non fattibile. La seconda è il desiderio di confrontarsi con qualcuno per scoprire da sè le strategie e migliorare la propria relazione educativa.

 

Svolgimento della consulenza in WebChat

 

Il livello meta del consulente

Motivazioni che hanno orientato le scelte operative di conduzione di questa consulenza.

Fasi Consulenza

consulente : si siamo in privato
consulente : un attimo, rileggo la richiesta.....
consulente : è un "problema" molto frequente.....
genitore : e' molto frequente, ma che fare?
consulente : quanto tempo sta il bambino a scuola?

Riguardo alla scuola, l'impegno orario non pare eccessivo. Non sarebbe opportuno che al bambino venissero assegnati dei compiti per casa anche nei giorni in cui ha il rientro pomeridiano, perchè ha già otto ore filate di attività didattiche all'interno di un setting educativo, sulle spalle.

I^Fase:

L'indagine e l'approfondimento mediante l'intervista aperta.

genitore : dalle 8.20 alle 12.40 con due rientri pomeridiani il lunedì e il mercoledi
consulente : ed i compiti ? dovrebbe farli nei giorni in cui non ha il rientro?
genitore :si', anche se a volte ha i compiti il giorno dopo del rientro
consulente :secondo lei sono eccessivi ?
Secondo il genitore il carico dei compiti a casa non è eccessivo, ma il bambino si "scoraggia" vedendo il numero di consegne presenti nel diario. Chiedere cosa ha già tentato il genitore è come partire da ciò che lui sa già fare: è stato, probabilmente, gentile e paziente, ma si è anche imposto, forse con qualche sgridata. Il risultato non è stato positivo. Ma un aspetto molto importante lo comunica il bambino: "A che cosa serve?. Mi domando: "Ma nessuno te lo ha spiegato? ". Il bambino è in quarta elementare. In questo periodo i bambini hanno già una buona capacità critica.
consulente :come quantità intendo.
genitore :secondo me non sono eccessivi, ma lui ha l'idea che siano eccessivi poichè vede il diario pieno di compiti da fare
consulente :cosa ha già provato a fare per fargli eseguire i compiti? Cosa dice al bambino?
genitore :Ho provato con le "buone", dando tutto il tempo necessario, ma dopo un pò si stufa. Ho provato ad impormi, ma il risultato è che dopo un po' si mette a piangere. Ogni volta che si trova davanti ad un compito la richiesta è sempre: ma a cosa serve?
consulente : con le maestre ne ha già parlato?
Questa è una domanda per avere qualche informazione, di "seconda mano", su come le insegnanti valutano il bambino. Sarebbe opportuno poter parlare direttamente con loro. Ma in questo caso non è possibile.
genitore : ne avevo parlato lo scorso anno, loro dicono che a scuola è bravo e non dà nessun tipo di problema. Lui in particolare non sopporta un'insegnante e dice che leggono sul libro senza che lei spieghi
Il bambino "è bravo e non dà nessun tipo di problema"......... Successivamente la mamma suggerisce che la relazione educativa tra maestra e allievo non è certamente delle migliori (non la sopporta)... Inoltre il bambino, sempre mediato dalla mamma, dice che vorrebbe spiegazioni. Più spiegazioni? Allora è un bambino che fortunatamente ha voglia di imparare di scoprire cose nuove e di andare più a fondo nelle cose..... Ma la maestra non se ne è ancora accorta? ..... O forse si, ma non sa cosa fare?
consulente : secondo lei, la sua "non voglia", dipende anche dalla materia?
genitore : dipende dalle materie che insegna questa maestra
consulente : quindi la sua mancanza di "motivazione" è strettamente legata a questa maestra e solo ad alcune sue materie?
genitore : complessivamente sì, in questi giorni maestra è assente e mi pare che riesca con le supplenti ad accettare meglio le cose fatte in classe
consulente: capisco..
consulente : la maestra non può essere cambiata, anche se le motivazioni del bambino sono attendibili (cioè che la maestra non spiega)....

Qui ci troviamo di fronte ad una situazione alla quale sin da piccoli, purtroppo, è bene imparare ad adattarsi: non tutte le persone possono esserci simpatiche e non sempre è possibile andare d'accordo con tutti. Se invece l'insegnante non è sufficientemente competente allontanarlo, allo stato attuale, è impresa molto ardua. Per tanti motivi. Detto ciò i compiti a casa, in generale sono, comunque una responsabilità del bambino anche se la scuola, nel discorso motivazione, gioca un ruolo importantissimo. Spesso decisivo.

consulente : l'apprendimento di una disciplina è strettamente connesso alla relazione educativa tra maestro e allievo.
consulente : ma non sempre le insegnanti questo lo comprendono appieno.......
consulente: l'ideale sarebbe fare in modo che il bambino capisca il perchè ed a cosa serve un particolare compito ma non sempre è possibile......
consulente: ad ogni modo i compiti sono una sua responsabilità.
consulente: secondo lei il "problema" è legato ad una mancata comprensione della consegna o ad una mancanza di voglia?
La mancanza di comprensione delle consegne potrebbe essere legata ad un disagio o difficoltà. E' importante rilevare eventuali indicatori di possibili disagi, siano essi sociali, di apprendimento, di relazione, etc.
genitore : i compiti li fa malvolentieri, ma non perchè non ha capito la consegna
consulente: lui i compiti li deve fare....

A conclusione della prima fase di indagine si iniziano a definire i primi punti di riferimento, si traccia una rotta, si stabiliscono i confini entro i quali condurre il lavoro educativo.

E' presente l'obiettivo: fare i compiti; la strategia: stabilire e concordare delle regole più chiare. La sanzione in questo caso è di tipo privativo graduale. Il genitore ha già intuito la necessità di stabilire un orario di inizio che ha concordato con il bambino. Qui si presuppone che il genitore sia capace di creare un clima di attenzione e di ascolto attivo del bambino. Cioè che la strategia su questo obiettivo sia solo una parte di un progetto educativo del genitore più ampio e complesso che però in questo setting non è possibile approfondire.

Un' ora per svolgere i compiti è un tempo ragionevole. Un'altra difficoltà che emerge dal colloquio è che il bambino si demoralizza per tutti i compiti che ha da fare. In questi casi la scomposizione del problema può essere un valido aiuto.

Il genitore concorda sul fatto che il lavoro del bambino debba essere fatto in autonomia ma è presente un'altra difficoltà. Come aiutare il bambino a sviluppare tale autonomia?

Le risposte date sono degli esempi concreti che il genitore potrebbe adottare. I risultati andrebbero verificati in sede di seconda consulenza. In caso d'insuccesso sarebbero opportuni ulteriori approfondimenti.

II^ Fase:

La co-costruzione del micro-progetto educativo

consulente: stabilite delle regole chiare
genitore : del tipo: se non fai i compiti non vai a calcio?
consulente: io inizieri con delle piccole privazioni e per poco tempo.
consulente: esempio, non guardi la tv per mezz'ora.....
consulente: sottrarre un giocattolo che a lui piace, ma sempre per poco tempo.
genitore : e quando dice che nel fare i compiti sente le braccia stanche?
consulente: dopo 20 minuti può fare un pò di pausa.
consulente: 20 minuti dove però ha lavorato.
consulente: ma questo è solo un esempio......
genitore : mi pare però una stanchezza psicologica, perchè le braccia , a suo dire, a volte sono stanche fin dall'inizio!
consulente: appunto!
consulente: non so se è una stanchezza "psicologica" ad ogni modo deve superarla, altrimenti non può fare i compiti.
consulente : ha degli orari nei quali fare i compiti?
genitore : si, ho imposto di iniziare alle 15.00
consulente: e lui cosa ne pensa?
genitore : ha accettato
consulente: benissimo.
consulente: quanto tempo impiega in genere per fare i compiti?
genitore : un'ora, non di più
genitore : ma poi di fronte alle cose scritte sul diario si demoralizza
consulente: provi a propogli i compiti singolarmente e quando ha concluso passi al successivo, gli dica di avvisarla quando ne ha terminato uno, glielo controlli, poi passi al successivo. Mi spiego?
genitore : sì, anche se spesso vuole che rimanga vicino a lui
consulente: per me i compiti devono essere fatti da soli, ma ogni tanto lo può accontentare........
consulente: lei starà vicino a lui quando avrà terminato il primo compito e così via.
genitore : ha ragione, anch'io sono della sua idea, ma purtroppo se non sto lì non fa nulla!
consulente: si ricordi delle regole, se non si rispettano arrivano le "sanzioni". E comunque non può giocare o fare altro sino a che non ha concluso i compiti.
consulente: magari all'inizio sarà una piccola lotta, (senza arrabbiarsi, possibilmente).....
genitore : forse è proprio sulle regole che sbaglio, proverò a impormi maggiormente
consulente: ci vuole chiarezza, non ci devono essere troppi margini una volta decise insieme le regole. Le regole possono anche essere ridiscusse ma il risultato deve essere sempre lo stesso e cioè che lui deve fare i compiti.
genitore : ok, grazie. Ora devo andare, quando è che posso ritrovarla?
consulente: quando vuole, mi farebbe piacere sapere come è andata....... spero che questo colloquio le sia stato utile.

La domanda è mirata a raccogliere un elemento valutativo sull'andamento del colloquio. In questo caso sulla qualità percepita. E con una domanda sull'utilità si sono ottenute due informazioni: la prima è che questo genitore si è ritenuto soddisfatto; la seconda, di aver espresso e individuato una nuova "difficoltà" mai emersa durante il lavoro. Il genitore pare riconosca ed apprenda, con un atto autoriflessivo (pedagogico), che il problema in realtà non è intorno al saper (far) fare i compiti al bambino ma anche intorno al saper essere in qualità di genitore\ educatore di fronte ad un, seppur piccolo, intervento educativo. E, questi due aspetti, credo siano ineludibili all'interno di una relazione educativa autentica.

III^Fase:

La valutazione finale

genitore : questo colloquio e' stato positivo, perchè il mio problema è che a volte l'impormi mi fa star in ansia.
consulente: la capisco ma i bambini hanno bisogno anche di regole per crescere bene. Oltre alla dolcezza ci vuole anche la fermezza. Non è d'accordo?
genitore : certo. Grazie e a riscriverci!!!!
consulente: buona giornata e grazie a lei!

 

Fine del colloquio - Durata: 60 minuti.



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