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Aldo Visalberghi

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Aldo Visalberghi

di Nicola Illuminati, insegnante.

Aldo Visalberghi nacque a Trieste nel 1919 da una famiglia che aveva note discendenze locali (i Wiesenberger); si laureò in filosofia alla Scuola Normale di Pisa e, dopo alcuni anni di insegnamento, ottenne l’incarico di Professore Ordinario di Pedagogia nella facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di Roma “la Sapienza”, impegno che ricoprì dal 1962 al 1989.

Ebbe significativi contatti con molti intellettuali dei quali citiamo solo alcuni: Norberto Bobbio, Duccio Galiberti, Nicola Abbagnano, Alessandro Galante Garrone, Ernesto Codignola, Luigi Borelli e Benedetto Verdecchi. Egli contribuì con il suo lavoro allo sviluppo delle scienze dell’educazione, in questo articolo approfondiremo tuttavia solo pochi aspetti e in particolar modo quelli legati all’ analisi della dialettica esistente tra la scuola e società e il suo lavoro di divulgazione in Italia e in Europa del pensiero del filosofo John Dewey.

Questo pensatore americano è importante perchè all’inizio del Novecento sosteneva che era necessario un superamento della teoria della conoscenza intesa non solo come strumento per la comprensione ma anche come mezzo per la ristrutturazione dell’ambiente in cui viviamo. Dewey era convinto che lo steccato tra il sapere pratico e quello intellettuale fosse un ostacolo allo sviluppo e la rivoluzione industriale ci avrebbe costretto a superare questa divisione troppo rigida. Secondo tale teoria la scuola è un microcosmo dove i ragazzi hanno la possibilità di imparare a realizzare la società e l’ insegnamento dovrebbe favorire la ricerca e lo sviluppo delle competenze partecipative.

Questo significa che l’insegnante per ottenere dei risultati positivi deve costruire un percorso didattico che parte dagli interessi presenti nel mondo degli allievi. In questa prospettiva il sapere scientifico e quello pratico hanno lo stesso valore. Secondo questa tesi l’educazione dovrebbe procedere dalle cose al pensiero e non dalla teoria alla pratica. Per spiegare meglio questa argomentazione riportiamo un esempio tratto dal libro come pensiamo di J. Dewey: « l’interesse per il lavoro di falegnameria o di officina dovrebbe essere gradualmente condotto a diventare un interesse per i problemi geometrici e meccanici. L’interesse a cucinare dovrebbe volgersi in interesse per la sperimentazione chimica e per la fisiologia l’igiene dello sviluppo del corpo. »

Aldo Visalberghi è molto influenzato da Dewey in quanto il problema della separazione tra il sapere scientifico e pratico è un fenomeno molto accentuato nella storia della scuola italiana, ad esempio la riforma Gentile del 1923 aveva creato un sistema scolastico incentrato più sulla valorizzazione delle scienze umane e meno su quelle scientifiche pratiche; tale orientamento legato alla pedagogia attualista era la risposta all’eccessivo tecnicismo che in quegli anni dominava la didattica che, influenzata dalle teorie positivistiche, aveva dato un peso eccessivo alla tecnica.

Gentile affermava che era necessario considerare prima di tutto la persona e poi la tecnica e privilegiò più il momento teorico della spiegazione alla lavagna che non l’esercitazione pratica svolta in laboratorio. Per questo motivo decise di mettere insieme materie come la filosofia e la storia, la matematica e la fisica tutto questo a discapito di un’esperienza legata all’azione. Questa frattura se inizialmente è risultata fruttuosa in seguito, negli anni settanta, a causa anche di una grave crisi economica e il carattere elitario che aveva assunto ormai la scuola, ha fatto si che nascesse una vera e propria emergenza del sistema scolastico che non era più in grado di affrontare le sfide della società.

Negli anni settanta si cercano delle soluzioni orientate verso delle nuove metodologie basate sul dialogo e sulla responsabilità, si cerca di formare una scuola con forme di governo più democratiche. La comunità scientifica composta da esperti di pedagogia, didattica e psicologia organizza, in questo periodo, vari convegni per discutere le deformazioni del sistema scolastico. In questo quadro storico la città di Frascati ha ospitato un importante convegno che ebbe luogo dal 4 all’8 maggio 1970 presso villa Falconieri dove aveva sede il CERI (Centro per la Ricerca sull’Innovazione in Materia Educativa) oggi INVALSI (Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione).

Questo incontro è stato organizzato dal prof. Aldo Visalberghi che dal 1979 al 1991 ha presieduto il centro di ricerca di Frascati. All’ incontro parteciparono esperti italiani e stranieri e si cercò di trovare delle soluzioni ai problemi legati al rapporto tra le varie strutture scolastiche, sui programmi, sui curricolo, sulla formazione e riqualificazione degli insegnanti. I nodi fondamentali affrontati possono essere in sintesi qui di seguito elencati: scuola unitaria, diploma finale unico, progressive differenziazione, carattere de-professionalizzante della scuola secondaria, gratuità dell’istruzione secondaria, assistenza psipedagogica per gli studenti, anticipo della scolarità al quinto anno, qualificazione degli insegnanti, governo della scuola in forme più democratiche, edilizia scolastica e sperimentazione, creazione del tempo pieno.

Visalberghi, consapevole che la formazione professionale non era più impartita nella scuola media e che molti giovani iniziavano a lavorare subito dopo la scuola dell’obbligo o dopo i primi anni della scuola secondaria, propose un biennio di formazione tecnologica di base e poi un triennio di indirizzo seguito da un anno di specializzazione a carico delle Regioni. In questo modo egli cercava di superare quella crisi legata ai programmi degli istituti tecnici che non erano adeguati alle esigenze del mondo del lavoro.

Si delineò il concetto di scuola pluricomprensiva, un biennio comune e un triennio di indirizzo. Il convegno di Frascati degli anni settanta ha rappresentato qualcosa di importante, un punto di riferimento per i futuri provvedimenti legislativi legati all’istruzione scolastica. Questa tavola rotonda però si concluse con poche soluzioni concrete a causa della scarsità di fondi per fare partire quella ristrutturazione necessaria per un vero cambiamento. Da questo convegno si concretizzò solo il cosiddetto “tempo pieno” ovvero l’ampliamento della giornata scolastica divenne legge il 24 settembre del 1971; la scuola fino a quel momento aveva favorito l’aspetto intellettivo e il tempo pieno voleva fare emergere piuttosto gli aspetti emotivi, affettivi.

Oggi grazie al contributo di Howard Gardener queste cose sono più chiare, pensiamo solo alla teoria delle intelligenze multiple dove si teorizzano nove tipi di intelligenza, come ad esempio quella emotiva, logico –matematica, linguistica, ecc....
Durante il tempo pieno, negli anni dopo la riforma del 1971, si voleva sperimentare attraverso il Team Teaching un nuovo rapporto tra docenti e allievi, questo prevedeva una mobilità orizzontale e verticale dei gruppi e una considerazione del vissuto dell’alunno. A tutto questo però i docenti di quel periodo non erano pronti e il tempo pieno ben presto si trasformò solo in un momento di svago o di ripasso dei compiti svolti in classe.

In conclusione affermiamo che Aldo Visalberghi durante tutta la sua vita ha cercato di mostrare l’importanza degli studi legati alle scienze della formazione mostrandoci che non è facile capire la dialettica tra la scuola e la società perché questa, oltre ad essere basata sulla volontà di chi lavora a scuola come ricercatori e insegnanti e sugli studenti, dipende anche da una sovrastruttura politica. La sfida consiste nel cercare di capire un sistema complesso attraverso centri di ricerca come l’ INVALSI che ha come finalità quella di comprendere quel campo difficile che è la valutazione del sistema scolastico. Strada questa ultima molto complessa ma fondamentale per valorizzare tutte quelle persone che lavorano per la scuola.

Dott. Nicola Illuminati
e-mail:
nicolailluminati(at)tiscali.it

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