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Pensiero e memoria

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Discussione del 23 novembre 2011


Pedagogica: Da frasi come questa ci rendiamo conto di quanto, come educatori, non siamo stati formati all'autoriflessione:

"Il pensiero è la risposta del passato. Se voi non aveste un passato, non avreste alcun pensiero, vi trovereste in uno stato di amnesia. Il passato è pensiero, e perciò il passato, inevitabilmente, divide la vita in presente e futuro. Fino a quando ci sarà un passato come pensiero, quel passato stesso dividerà la vita in passato, presente e futuro." (J. Krishnamurti - Sulla mente e il pensiero).

G. C.: Quindi evviva la memoria!

Pedagogica: Beh, insomma.... Secondo K. è necessaria, ovviamente, per apprendere la matematica, imparare le lingue, per gli aspetti tecnico-scientifici, per lavorare, etc., etc.. ma sul piano psicologico, interiore, la memoria è devastante...

G. C.: ... tranne quella che serve all'autoriflessione e quella trasformata in carta da far leggere... ;)

Pedagogica: Ovviamente. La memoria è devastante... in quanto non permette di affrontare il presente per "ciò che è"; in pratica la memoria, che è passato, condiziona sia il presente che il futuro. Non semplice ma logico.

G. C.: Tutto logico. E la riflessione, o autoriflessione, sarebbe lunga, perciò al di là delle battute mi limito a chiedermi questo: il valore della memoria dove va a finire? ed è possibile per l'uomo vivere costantemente il presente o è nella sua natura il non farlo e l'ideale di K. un'utopia orientativa? ed è desiderabile per chi come noi non vive immerso nella sua cultura?


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Pedagogica: Per K. memoria, cultura e passato sono solo prodotti del pensiero e quindi condizionamenti che limitano le persone nella ricerca della verità e nella comprensione della realtà nel qui ed ora. Certamente non è desiderabile ma è una realtà e sino a quando le persone non partiranno da ciò che è, effettivamente, non potranno essere liberi. Il fatto che sia desiderabile o meno è solo indice della ricerca di una sicurezza illusoria. E questo implica una forte assunzione di responsabilità sul come conosciamo. Questo è quanto afferma K., sperando di non averlo interpretato.

Pedagogica: Per K. non c'è alcuna distinzione tra culture, filosofie e quant'altro. Sebbene fosse indiano, era apolide per scelta e senza possedimenti personali; non era un religioso nel senso tradizionale del termine, ha girato il mondo, intervenendo anche all'ONU. Era insomma un cittadino del mondo, senza barriere nè divisioni nazionalistiche.

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