Pedagogica


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Cultura pedagogica professionale e psicologia.

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Discussione del 5 novembre 2011


Pedagogica: Sfogliavo il libro "L'educatore professionale. Finalità, metodologia, deontologia" Di Onorina Gardella..... e mi domandavo, infastidito, come mai una psicologa e psicoterapeuta possa scrivere un libro con un titolo simile. Perchè per l'educare e gli educatori si permette un tal scempio culturale? Cosa direbbero gli psicologi se un educatore scrivesse un libro dal titolo: "Lo psicologo. Finalità, metodologia, deontologia."? Eppoi si parla di rispetto dei ruoli... Noi abbiamo una grave responsabilità in tutto ciò.

M.C.M.: E' una buona domanda, anzi ottima. Ma gli educatori devono imporsi di fare cultura, scrittura e narrazione della propria competenza professionale, opponendola come valore e sapere equivalente a quello altrui.

A.M.: Faccio la pedagogista da tanti anni ormai... e da tempo, da troppo tempo, mi pongo le stesse domande. Ad oggi peró credo che non sia più tollerabile che la figura del pedagogista, ma anche quella dell'educatore, debba subire la "supremazia" di quella dello psicologo, del neuropsichiatra, del pediatra...
E' mai possibile che non si riescano a definire le competenze in un rispetto dei ruoli che io trovo sicuramente doveroso ma soprattutto arricchente ed entusiasmante? Tempo fa dicendo a qualcuno cosa facevo mi sono limitata a dire: "faccio la pedagogista"...risposta: “Peda che?"...

G.C.: tema importantissimo! Faccio solo sommessamente osservare che sulla quarta di copertina c'è scritto "Onorina Gardella. Ha lavorato molti anni come educatrice e poi come insegnante".....


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Pedagogica:
Certamente G., ha perfettamente ragione ma si presenta come psicologa, piscoterapeuta, psicologa scolastica, etc. Come ben tutti sappiamo molti psicologi o aspiranti tali fanno gli educatori (generici) e/o insegnano, in attesa di esercitare, senza una sufficiente preparazione culturale in campo pedagogico/educativo (non sono gli unici) ma non per questo, possono sentirsi autorizzati, quantomeno su un piano etico-professionale, a scrivere libri con titoli siffatti sulla figura dell'"educatore professionale" che, tra l'altro, ha un'associazione di categoria storica....mi domando quale ruolo abbiano queste associazioni.... A fine post c'è il suo rispettabile curriculum da psicologa e quant'altro ma, personalmente, come educatore e pedagogista non mi sentirei, sempre sul piano pedagogico, culturalmente tutelato, ma è una questione di punti vista: http://onorinagardella.it/chi-sono.html

Pedagogica: A. M., anche lei ha perfettamente ragione.... c'è un problema culturale di fondo; certamente anche dovuto al fatto che l'educare non è così circoscrivibile come un'altra disciplina... sfugge, ma non per questo non è governabile o non esiste. Con i colleghi pedagogisti con i quali ho occasione di discutere sul tema ciò che emerge è che questa figura "fa cose" che nessun altro sa o può fare ed inoltre i confini tra i ruoli, soprattutto lavorando in équipe, vengono co-costruiti di volta in volta, servizio per servizio....e qui entra in gioco lo spessore culturale, la motivazione e la preparazione di ciascuno. Chi si autoaggiorna, riflette, riesce ad individuare spazi e territori squisitamente pedagogici, chi non lo fa è costretto ad assumere un ruolo marginale o di sudditanza o senza reale progettualità.

A.M.: Parole molto sagge le sue...che condivido pienamente...Anch'io credo che vi sia un problema culturale di fondo....e forse anche molta presunzione da parte di taluni...Ho sempre creduto nella cooperazione, nella co-costruzione, nella collaborazione, nel lavoro di equipe ed occupandomi, nello specifico, del coordinamento pedagogico di nidi d'infanzia, non di rado mi trovo a dovermi confrontare con figure diverse, che io rispetto profondamente e dalle quali cerco anche di apprendere. Non sempre vivo lo stesso atteggiamento negli altri e purtroppo questo incide moltissimo anche sul rapporto con le famiglie e di conseguenza con i bambini che vivono delle difficoltà. Ancora oggi il parere del pedagogista sembra secondario rispetto a quello dello psicologo che spesso non conosce dinamiche di carattere prettamente pedagogico. Non so...è come se il sapere di questi professionisti fosse omnicomprensivo mentre il nostro altamente specifico, settoriale e quindi di minore importanza. Di contro devo anche onestamente osservare che nel rapporto diretto con molti genitori, con i bambini, con gli educatori, ho vissuto esperienze di grandissima gratificazione professionale e personale...e spesso mi dico che questo è ciò che più conta. Mi scusi se mi sono dilungata ma l'argomento è davvero importante. La ringrazio per la disponibilità...

Pedagogica: Non si è dilungata A. .... anzi. A mio modesto avviso bisogna imparare a vedere il bambino, le relazioni e i contesti educativi da un punto di vista globale, anche integrando e valorizzando i vari contributi disciplinari, tra cui ovviamente, quello psicologico, ma operando una sintesi pedagogica. La psicologia, nei contesti educativi, viene sempre dopo il pedagogico, è ovvio. E credo che, sul piano comunicativo, il "segreto" stia nella specificità ed accuratezza del linguaggio. Ma questa è una mia posizione culturale, tra le tante possibili....

A. M.: Posizione assolutamente condivisa...almeno da parte mia...grazie ancora...a presto.

G. C.: Capisco bene quel che dici A. In particolare, però, mi colpisce la frase "è come se il sapere di questi professionisti fosse omnicomprensivo mentre il nostro altamente specifico, settoriale e quindi di minore importanza". Penso che non sia così e al limite, e con cautela, mi verrebbe quasi da dire il contrario. Perché? Ma perché la pedagogia "non è così circoscrivibile come un'altra disciplina", perché sfugge, sfuma nella filosofia, nella sociologia, nella psicologia, è davvero una agorà. E quante volte ha tentato di definire un proprio confine epistemologico? E quanto questo ha portato a tradirne la natura mercuriale? Mi chiedo: si potrebbe rovesciare il problema? Se sembrasse strano non tanto che uno psicologo scriva libri sull'educazione (con sguardo psicologico, si presume, ma bisognerebbe davvero leggerlo questo testo citato), ma che un educatore o pedagogista non sappia scrivere un libro che tocca aspetti psicologici, sociologici ecc. con sguardo schiettamente pedagogico?

Pedagogica: Condivido quanto da lei espresso, G. ..... c'è comunque una vasta letteratura pedagogica, prevalentemente di area accademica, che tratta di questi aspetti "trasversali" ma nessuno tra questi, per quanto di mia conoscenza, si è mai azzardato di invadere in modo così "leggero" e con un titolo simile, il territorio di un'altra professione o disciplina come la psicologia che, peraltro, culturalmente e storicamente, ha radici ben meno profonde. Quando l'iperspecializzazione dei saperi e delle professioni si aprirà alla transdisciplinarietà, allora, forse, sarà possibile ridiscuterne in altri termini, ma per adesso assisto solo ad una confusione di setting e di linguaggi, che può solo nuocere alla formazione, all'educazione ed ai contesti educativi.

A. M.: Questa discussione sta diventando ancor più interessante...ma...mi chiedo...ci sono psicologi tra noi? Perchè sarebbe utile sentire il loro parere in merito...La confusione a cui si fa riferimento è quello che vivo io quotidianamente nel lavoro di equipe...chiedo scusa se faccio riferimento all'esperienza diretta ma è ciò che quotidianamente mi porta alle riflessioni di cui sopra. @G. ...io infatti non credo che la nostra sia una professione settoriale... ciò che intendevo è che l'atteggiamento di molti psicologi, per non parlare dei neuropsichiatri infantili, è non di rado di superiorità nei confronti del pedagogista. Nella mia esperienza ho incontrato un solo pediatra e neuropsichiatra infantile "illuminato" con il quale ho lavorato in maniera entusiasmante nel rispetto dei singoli ruoli...e raramente psicologi che sapessero fare altrettanto. So di dire cose impopolari che rischiano di farmi apparire come la pedagogista arroccata sulle sue posizioni. Forse la realtà in cui vivo io deve ancora crescere da questo punto di vista. Io peró sono stanca di vedere e sentire genitori che mi dicono: “il pediatra mi ha detto che non ha nulla...lo psicologo dice che passerà..."...per poi incontrare gli stessi genitori a distanza di qualche anno che mi dicono... "Dottoressa...aveva ragione lei...". Cosa che non mi gratifica affatto e che vivo come una sconfitta non certo personale ma di quel sistema di cooperazione tra le varie figure a cui si faceva riferimento....

Pedagogica: Ci sono psicologi? Dubito... ma la piattaforma è aperta a tutti per cui.....anche se, per aprire una discussione articolata su questo tema, FB è l'ambiente meno adatto... Fa bene A. a parlare della sua esperienza perchè è proprio da lì che è possibile far emergere e valorizzare il pedagogico. Personalmente in vent'anni di lavoro, a parte alcune eccezioni, non ho mai sofferto per particolari invasioni di campo, nel senso che ho cercato di assumere sempre una posizione attiva e critica. La pedagogia e l'educazione nascono e lavorano, principalmente, dalla e sulla "normalità", al limite sul disagio socio-culturale, poi sono nate le varie, necessarie e legittime "specializzazioni". Se invece, cambiando argomento, un genitore mi chiede un parere a carattere medico o psicologico lo oriento verso il professionista che può rispondere in quei termini, senza per questo sentirmi sminuito. Dipende dalla domanda, dal bisogno espresso...... Eventualmente, in sede di progetto educativo, e a seconda del servizio nel quale opero, farò in modo di integrare ed armonizzare i pareri tecnici di altri professionisti per sostenere attività terapeutiche o educative derivanti da altri setting. Se invece la domanda del genitore, dal mio punto di vista, può avere una valenza pedagogico/educativa rispondo serenamente e me ne assumo, inoltre, la responsabilità professionale. Noi non siamo tuttologi.... e in campo educativo e pedagogico, altri professionisti, seppur competenti sul piano medico/sanitario o psicologico, neanche loro dovrebbero esserlo. Poi, in sede operativa, nel lavoro di rete, nelle équipe, di fronte alla complessità delle situazioni personali, ben vengano confronti, discussioni, approfondimenti e quant'altro. Tanto, alla fine, ciò che conta, è il benessere dei bambini e dei loro genitori/tutori e, tra operatori mediamente intelligenti, generalmente, il buon senso prevale.

A. M.: Un piacere leggere queste parole...un immenso piacere...Condivido ogni singola virgola e fortunatamente ho una tale passione per il lavoro che svolgo che gli "intoppi" a cui faccio riferimento mai hanno fermato il mio entusiasmo. A volte, lo confesso, il disappunto fa capolino...ma vado oltre e anche per me prevale il buon senso e anch'io ho sempre rimandato ai singoli esperti le famiglie in base al bisogno espresso, assumendomi in toto la responsabilità in caso di un mio intervento pedagogico. Ed è anche quello che cerco di trasmettere agli educatori che lavorano nei Nidi...così come ho sempre impostato il mio lavoro sul rapporto diretto con le famiglie, con i genitori...credo nella vicinanza, nello scambio, nel dialogo...solo così credo sia possibile raggiungere gli obiettivi cardine della pedagogia. La faccio sorridere...mia madre mi racconta spesso che quando ero piccola e mi si chiedeva cosa avrei voluto fare da grande io ho sempre risposto:”Voglio aiutare i genitori a capire i loro bambini...". Strano vero? Beh...ho realizzato il mio sogno e tornassi indietro non farei un lavoro diverso...anche se, nei momenti di stanchezza, quando magari mi sveglio la notte pensando alle difficoltà di un bimbo o con qualche educatore, mi dico che se rinasco apro una profumeria...

Pedagogica: ^_^ io invece, anni fa, al posto della profumeria, pensavo alla musica jazz nei locali, ma la sostanza è la stessa.... sereno lavoro A. ^_^

I. M.: mi viene da esprimere un concetto non molto pedagogico ma chiaro: che incazzo....che giramento di.......... chiedo scusa ma ogni volta che leggo o sento certe cose (troppo spesso) mi esce il fumo dalle orecchie per il nervoso.....magari quel testo lo usano anche per qualche esame universitario (in psicologia ovviamente)...... ora condivido il link così faccio arrabbiare anche le mie amiche...

P. C.: mi piacerebbe rispondere a questa domanda ma mi farei troppi nemici

Pedagogica: Salve P. qui siamo tra amici non si preoccupi, il confronto culturale è sempre ben accetto.

P. C.: direi che la sudditanza culturale verso gli psicologi non fa bene a nessuno (tanto meno agli psicologi). La situazione del nostro paese dovrebbe mettere al centro il problema educativo non come problema ma come risorsa. La risorsa uomo non va ospedalizzata...

Pedagogica: Non può che trovarmi d'accordo visti anche gli ultimi provvedimenti normativi che "sanitarizzano" parte degli educatori professionali e psicologi...

P. C.: il cuore ha sue ragioni che la ragione non può comprendere (Pascal) E' nel cuore di ogni uomo l'inizio e la fine di ogni cosa (Tolstoj) Per quanto tu possa camminare non riuscirai mai a trovare i confini dell'anima (Eraclito). Insomma solo nel Medioevo c'era l'ipse dixit, oggi dobbiamo imparare l'umiltà del mistero dell'animo umano. Non è questione di polemica ma siamo tutti necessari ma nessuno di noi è indispensabile: l'ho detto ora!


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