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Le implicazioni per una riflessione sulle diversità.....

collaborazioni

Le implicazioni per una riflessione sulle diversità: l’occhiale del deficit non è sempre l’occhiale dell’handicap.

di Nicla Lattanzio, educatrice.*

Nelle classi coesistono numerose realtà, assai differenti tra loro: bambini in situazioni di handicap, disturbi d’apprendimento, deficit d’attenzione, deficit di autostima, ecc… difficoltà, cioè, che spaziano da problemi intellettivi a problemi socio-culturali (pensiamo ai bambini immigrati).

Cosa occorre fare? Occorrono risposte diversificate e speciali a bisogni diversificati e speciali. Attivare risposte congrue ai differenti bisogni, serve a non chiudersi in un consorzio “monocausale” ma implica l’attivazione pro lavoro che va per macroaree:




Da sottolinearsi l’area del ruolo familiare, il quale non può e non deve essere sottomesso e negato dalle altre aree di lavoro, come l’Asl e la Scuola. Nel team lavora, anzitutto, la famiglia: vero primo oggetto della produzione collaborativa.


Implica la possibilità di mettere a disposizione alla persona in situazione di handicap i suoi diritti:

- uguaglianza e non discriminazione;
- pari dignità sociale;
- rimozione delle condizioni invalidanti che impediscono lo sviluppo della persona umana;
- rispetto della dignità umana;
- partecipazione alla vita della collettività;
- massima autonomia possibile;
- istruzione, educazione e avviamento professionale anche con forme integrate di flessibilità fino ai 18 anni;
- trasporto;
- superamento delle barriere architettoniche e di comunic-azione;
- integrazione in famiglia, a scuola, nel lavoro, nella società.


Implica una conoscenza per un progetto:

- conoscenza del deficit;
- raccolta delle informazioni [incontri famiglia, insegnanti, Asl - documentazione pregressa, documentazione dossier completo, clinica];
- individuazione dei bisogni e delle competenze [analisi della diagnosi funzionale – osservazione descrittiva e/o strutturata].


Implica un’ adeguata osservazione atta alla conoscenza della problematica:

1. osservazione preferibilmente descrittiva;
2. vanno trascritte al momento, contro ricordi dubbiosi;
3. evitare di “andare a memoria”;
4. rilevare competenze e potenzialità del bambino;
5. fare un bilancio;
6. aiutarsi strutturando l’osservazione con test, griglie, e materiali che tendono a rilevare le abilità del bambino;
7. osservare il bambino ma anche il suo contesto socio – relazionale.

Implica la grande capacità di non giudicare il bambino ma conoscerlo e riconoscere prima di tutto le caratteristiche “buone” e valorizzarle. Essere educatori competenti significa essere supervisori delle positività per creare situazioni di ben-essere; ma anche avere padronanza della situazione con autorevolezza evitando il dominio delle emozioni del bambino.

Essere educatori validi implica la competenza del saper accogliere,conducendo il proprio pensiero verso qualcosa di più complesso, per impossessarsi di una realtà non comune ma possibile; questo è andare oltre il pensiero semplice, porsi la questione della validità circa il monocromatico.

L’offerta di possibilità plurime aiuta i genitori ad aiutare i propri figli con disabilità e non a toglierla; li aiuta nel riuscire ad essere genitori di un bambino (figlio) con certe problematiche. Condurli verso posizioni intermedie e non estreme, evitando sia quelle negative (disperazione) sia quelle positive (miracolo)!

La ricchezza della molteplicità metodologica è uno stile atto al favoreggiamento di atteggiamenti relativi all’handicap: continuativi e reali il più coerentemente possibile, per valutare obiettivi successivi, che permettano ai genitori di idealizzare progetti di vita per il figlio disabile.

Dott.ssa Nicla Lattanzio

* Educatrice a Bologna, laureata in Scienze della Formazione e specializzanda in Pedagogia. Articolo redatto in seguito alla frequenza di corsi c/o Memo 2007, su temi circa le Disabilità.

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