Pedagogica


Vai ai contenuti

Menu principale:


Che fare con due bambini incontenibili ?

domande e risposte > Domande genitori

Alessandra per Gemelliinfamiglia - 12 settembre 2008

Domanda: Che fare con due bambini incontenibili ?

Mi piacerebbe avere un suo parere proprio su un problema che riguarda i miei figli minori: A. di 7 anni e M. che ne compirà 6 il prossimo dicembre.

Sono due bambini fondamentalmente bravi, si esprimono con un ottimo linguaggio e si trovano bene con i compagni di classe. A. è affetto da una lieve forma di disprassia ma questo finora non ha mai compromesso il suo inserimento sociale. M. è un bambino particolarmente intelligente. A cinque anni appena compiuti ha iniziato per conto suo a leggere e dopo poco lo faceva speditamente, riconosce i numeri oltre il migliaio ed è capace di fare somme e sottrazioni (inizierà la prima elementare giusto lunedì). Il problema è che è poco incline a sottomettersi all’autorità e spesso, in questi tre anni di scuola materna, l’ho trovato “in punizione” quando sono andata a prenderlo. A. è un po’ più “malleabile”, sia a scuola che con noi genitori.

Il problema nasce quando i due stanno insieme in famiglia o anche quando usciamo magari per andare a fare la spesa. Sono a dir poco incontenibili, sia quando litigano che quando si “coalizzano” e non danno ascolto a nessuno. Alzano una specie di “muro” e qualsiasi nostro intervento è preso sul ridere e non appena ci giriamo ricominciano a fare quello che stavano facendo (es. saltare sui letti, arrampicarsi sulle librerie, buttare all’aria la loro camera senza che in nessun modo ci sia la possibilità di ottenere collaborazione da parte loro nel mettere a posto).

Per scelta, non ho mai usato le “maniere forti” con loro. Fino a poco tempo fa, poi, ero anche contraria al metodo premi e punizioni. Il punto è questo: io non vorrei che i miei figli tenessero un comportamento corretto al fine di ottenere un premio né, tanto meno, che ne evitino uno scorretto per non incorrere in una punizione. Vorrei, invece, che assimilassero comportamenti corretti facendoli propri, essendo convinti che quello sia proprio il comportamento migliore, la cosa giusta da fare.

Ora però siamo giunti ad un punto di anarchia tale che sto cominciando seriamente a dubitare di me stessa e delle mie scelte. Non sappiamo proprio più come comportarci e se è ormai tardi per recuperare una situazione ormai compromessa, se cambiare il nostro atteggiamento verso di loro così all’improvviso non li disorienti. Io mi sento molto abbattuta, come mamma e come (mancata) educatrice.

La ringrazio in anticipo per la risposta che vorrà darmi.

Risposta

Caro genitore, nella vita, come certamente avrà già abbondantemente sperimentato si incontrano vincoli e possibilità. Un vincolo può essere anche inteso come un ostacolo, un limite, una regola, etc.. A volte tale limite è stabilito dalle persone, dalla società, altre volte dalla natura delle cose.
Anche i bambini hanno bisogno di limiti, oltre che ovviamente di grandi possibilità, per il loro sviluppo cognitivo ed affettivo, per crescere. Un bambino che non conosce confini e quindi in assenza di
riferimenti, rischia il disorientamento. Poi man mano, crescendo, i riferimenti potrà decidere o meno di cambiarli.
Un bambino che non vede (non è consapevole della presenza di) un limite, così come un adulto, rischia, prima o poi, di farsi male e/o fare del male agli altri. E di esempi potremmo farne tanti.
I bambini che saltano nel letto e commettono “marachelle” sono bambini che cercano (se vogliamo anche giustamente) di superare questi limiti, spesso anche mettendo alla prova i no dei genitori e degli insegnanti. Raramente ho visto bambini che non abbiano no troppo stretti che cerchino di eludere e che quindi richiedono più o meno frequenti richiami da parte del genitore o dell’educatore.
Non tutti i
no sono per sempre.
Quando i bambini sono in età scolare, i
no hanno un significato legato a quel contesto (età, responsabilità, comportamenti, etc.), un contesto dinamico che cambia nel tempo, e crescendo (adolescenza), gli stessi no, potrebbero dover essere ridefiniti o addirittura eliminati.
E questo è un compito educativo di ricontrattazione che impegnerà sia i genitori che i futuri ragazzi e ragazze.
Altri
no invece, e con ottime probabilità, ci accompagneranno per tutta la vita. Per cui è importante capire quali sono i più importanti sul piano della sicurezza, della salute, del benessere psico-fisico, sociale, etc. e non ultimo, sul piano etico e morale (che necessariamente dipendono dalla visione del mondo dell’educatore, dal progetto educativo).
Il
no deve essere deciso, condiviso, coerente, non necessariamente “urlato” e che coinvolga, per lo meno per i no più importanti, anche chi sta attorno ai bambini (papà, nonni, educatori, etc.).
Quando un
no non viene rispettato possono arrivare conseguenze che variano in base agli stili educativi.
Il genitore inoltre solleva la questione sull’importanza della
motivazione intrinseca che incide notevolmente sul comportamento. La questione morale dei bambini è stata affrontata, in chiave psicologica, da Piaget, Kohlberg, Turiel, Gilligan. Teorie che a tutt’oggi non hanno trovato un accordo anche se buona parte di essi ritiene che la moralità si sviluppi per gradi, per stadi. E cioè che la moralità è un processo e non è e non può essere già data.
Nei primi anni d’età i bambini “subiscono” la logica inevitabile dei premi e delle punizioni (sui cui modi si potrebbe parlare in seguito). Gradualmente comprendono che, ad esempio, certi comportamenti possono creare problemi con gli altri e pertanto iniziando a ragionare autonomamente si comportano di conseguenza.
Sul piano pedagogico sarebbe peraltro interessante discutere del rapporto tra punizione e potere ma si andrebbe parecchio lontano.
Quindi al genitore suggerisco di iniziare a intervenire nei modi che ritiene opportuno e dall’altro di avere pazienza in quanto il processo di formazione morale è in via di sviluppo e tutti i bambini, hanno bisogno di tempo e di sbagliare per imparare.
Il detto non è mai troppo tardi vale anche in questo caso. Parli con il papà dei bambini, eventualmente anche con il pediatra, dei comportamenti che a vostro avviso possono essere migliorati cercando nel frattempo di fare il punto sulla situazione più generale e dove i “comportamenti scorretti” sono solo un aspetto di un vostro più ampio discorso educativo.
Una volta raggiunto un accordo parlatene insieme ai bambini e spiegate loro il perchè di eventuali cambiamenti di scenario nell’ambito familiare e educativo.
Spero di essere stato, per quanto qui possibile, esaustivo.

Buon lavoro!

Ps: Un saluto affettuoso ai partecipanti del forum gemellinfamiglia; leggo sempre con curiosità ed interesse i vostri commenti.


16 settembre 2008


Su Pedagogica: Corso on line (e-learning)
aggiornamento professionale - 20h
La progettazione educativa
Cosa è e come si scrive un progetto educativo?


Vuoi ricevere una consulenza pedagogica on line gratuita, anonima e in tempo reale? Vai alla pagina




Menu di sezione:


PEDAGOGICA Studio di Progettazione e Consulenza - P. IVA 02172200921. Copyright 2001-2018 ove non diversamente specificato. DISCLAIMER - CONTATTI

Torna ai contenuti | Torna al menu