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Iperattivo? Problema di concentrazione. Quali esercizi?

domande e risposte > Domande genitori

EMANUELA - 4 marzo 2008

Domanda: Iperattivo? Problema di concentrazione. Quali esercizi?

SONO LA MAMMA DI UN BAMBINO DI 7 ANNI CHE FREQUENTA LA SECONDA ELEMENTARE, IL BAMBINO NON HA AVUTO UN BUON IMPATTO CON LA SCUOLA E L'ANNO SCORSO PIANGEVA TUTTI I GIORNI DICENDO CHE GLI MANCAVAMO.

IN REALTA' NON SI E' MAI SENTITO ADEGUATO PERCHE' LE SUE MAESTRE GLI DANNO DEI TEMPI PER SVOLGERE I COMPITI A SCUOLA E LUI NON LI RISPETTA PERCHE' SI DISTRAE, A CASA CON ME NON HA DIFFICOLTA' E LE SUE STESSE INSEGNANTI MI HANNO DETTO CHE E' UN BAMBINO INTELLIGENTE MA CHE DOVREBBE RISPETTARE I LORO TEMPI.

PURTROPPO ORA IL BAMBINO STA VIVENDO UN DISAGIO A SCUOLA DICE DI NON AVERE PIU' NESSUN AMICO E DI ESSERE ESCLUSO DAI SUOI COMPAGNI TANTO E VERO CHE LE SUE INSEGNANTI MI HANNO DETTO CHE E' IPERATTIVO MA NON COME PATOLOGIA E MI HANNO CHIESTO DI PORTARLO A FARE UN VISITA DAL NEUROPSICHIATRA INFANTILE CHE MI HA DETTO CHE IL MIO BAMBINO è DEL TUTTO NORMALE.

A QUESTO PUNTO IO SONO SEMPRE PIU' CONVINTA CHE IL DISAGIO CHE VIVE IL MIO BAMBINO SIA DOVUTO ALLE SUE INSEGNANTI CHE NON LO GRATIFICANO E SOTTOLINEANO LA SUA LENTEZZA CHE POTREBBE MIGLIORARE COL TEMPO, VORREI SPOSTARLO PERCHE' STA DIVENTANDO UN INCUBO PER ME E PER IL BAMBINO.

CI SONO DEGLI ESERCIZI CHE DOVREI FARGLI FARE PER AIUTARLO AD AVERE UNA MAGGIORE CONCENTRAZIONE E AD AVERE MIGLIORI RISULTATI A SCUOLA?


Risposta

Questo è uno di quei casi in cui emerge la qualità della Scuola e dei Servizi Socio-sanitari in Italia di fronte ad una normalissima situazione che necessita solo di una maggior collaborazione tra gli adulti impegnati nella formazione di un bambino.
Più che risposte mi sento di dover sollevare domande e dubbi.
Iperattivo? Come mai gli insegnanti utilizzano una terminologia che in questo caso rischia di essere letta dal genitore come pre-diagnosi? Con quale legittima competenza? Il termine iperattività viene utilizzato nei quadri patologici. Un ottimo termine sostitutivo in ambito educativo (perchè a questo ci stiamo riferendo) - per lo meno in questa fase - può essere "vivace", oppure "molto vivace". Gli insegnanti avrebbero dovuto descrivere i comportamenti osservati in classe e comunicare, non solo le difficoltà osservate sul bambino, ma soprattutto le loro e chiedere aiuto e collaborazione alla famiglia. Non il contrario.
Il Neuropsichiatra chiamato in causa, infatti, disconferma tale etichetta diagnostica posta dagli insegnanti al bambino. Quando accade così personalmente ho la netta sensazione, spesso poi riscontrata nei fatti, che gli insegnanti dovrebbero rivedere qualcosa sul loro metodo di insegnamento, ma soprattutto sulla relazione educativa con i loro allievi. In un progetto educativo un conto è pensare un bambino come iperattivo un'altro è pensarlo come vivace e disattento. E' una sottile, e neanche tanto, differenza ma determinante in ambito operativo educativo. Obiettivi e strategie dipendono dalle premesse. E un anno con queste premesse mi pare sinceramente troppo........
Riguardo agli esercizi per migliorare l'attenzione, posso suggerirle, durante i compiti a casa, di ridurre il più possibile le fonti di distrazione nel tavolo di lavoro (anche orientandolo in modo diverso es. verso il muro): giocattolini, poster, finestra, etc.; inoltre sul piano dell'apprendimento cercare di scomporre i compiti in "task" progressivi, organizzando schemi e supervisionando il lavoro del bambino ma senza sostituirsi a lui.
Mi rendo conto che i processi di apprendimento, i procedimenti, gli esercizi con i quali un genitore si ritrova spesso ad avere a che fare con i compiti a casa, sono molto differenti dalla ormai lontana e personale preparazione elementare per cui non è raro incontrare difficoltà nel "comprendere" consegne e percorsi di soluzione.
Non me ne vogliano gli insegnanti ma penso che processi di apprendimento e procedimenti sono di esclusiva loro responsabilità: non si può pretendere dalla famiglia la stessa vostra preparazione. Ed inoltre se un bambino ha ritmi diversi è sempre vostro dovere trovare le strategie adatte (gruppi di recupero, cooperative learning, etc..), certamente anche chiedendo la collaborazione della famiglia che, quando correttamente coinvolta, si mostra la maggior parte delle volte, disponibilissima.
Riguardo alla scelta di trasferire suo figlio decida lei in autonomia valutando aspetti positivi e negativi sul bambino. Provi però prima a parlarne con le insegnanti e vedere gli sviluppi. Poi valuti sul da farsi.

Saluti.

5 marzo 2008

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